Ricordo ancora a memoria la sua ultima lettera; l'unica, in realtà, ma pur sempre l'ultima. Me la diede in uno dei miei compleanni passati, chiedendomi la promessa di leggerla una volta rimasta sola e di tenerla gelosamente per me. L'unica lettera in nove anni, eppure non si poteva certo dire che non li avesse riassunti tutti o che avesse tralasciato qualcosa. Aveva semplicemente scritto di ciò che sono due persone che in comune hanno un solo cuore, che vivono l'una per l'altra, che ogni giorno si giurano di non dividersi mai ed io ho amato quelle sue parole scritte, tanto da farle diventare parte di me, a lungo andare. Mi ricordavano costantemente a cosa appartenevo, chi avevo al mio fianco, impedendomi di confondere il calore delle sue braccia con quello di altre. Ora quella lettera la tengo nascosta tra le pagine di un vecchio libro d'infanzia che non leggo da tanto e che forse mai più leggerò. Tengo fra quelle pagine il mio piccolo tesoro, la prova di un qualcosa che, anche se tempo fa, è esistito davvero; qualcosa che non è stato immaginato; qualcosa che è impossibile cancellare, ma facile da nascondere. Quella sua unica lettera, ora, è il mio ultimo segno rimasto di quanto immensamente, una volta, fummo insieme.